Curiosità: Garibaldi in città

"Alla rinfrescata"

La celebre locuzione fu pronunciata da Garibaldi nel corso del banchetto offerto, in suo onore, dall'Accademia dei Rozzi di Siena, l'11 agosto 1867, in risposta a chi chiedeva notizie sui tempi dell'azione per liberare Roma. L'impresa di Roma era ormai ben decisa nella mente del Generale, e "alla rinfrescata", cioè verso l'autunno, divenne, da quel giorno, la parola d'ordine segreta dei Garibaldini. Come noto, Garibaldi non riuscì a compiere l'impresa che tanto gli stava a cuore, fermato a Sinalunga nel settembre di quello stesso anno, rimandato a Caprera, da dove fuggì in maniera rocambolesca poco dopo, e costretto, infine, alla ritirata dalla sconfitta di Mentana (3 novembre 1867).

Il Generale in posa

Fu scattata da un fotografo senese una delle immagini più famose di Giuseppe Garibaldi. Durante il suo soggiorno a Siena (agosto 1867), infatti, l'illustre ospite fu invitato da Paolo Lombardi, il più importante fotografo in città, a farsi ritrarre nella "terrazza di posa" del suo studio alla Costarella, a due passi da Piazza del Campo. Lo studio si trovava all'ultimo piano di un antico palazzo, con ripide scale per arrivarci. Garibaldi, affetto dalla dolorosa artrite che lo affliggeva da tempo, non ce la faceva a salire i 110 scalini e fu così che, dei volenterosi seguaci, si inventarono una sorta di portantina per trasportarlo su per le scale, applicando ad una poltrona dei pali da tenda a mo' di stanghe.

L'immagine ritrae Garibaldi in posa Non ostante i sessant'anni, è austero e molto affascinante nella sua elegante e ampia camicia rossa, di un bel tessuto morbido, cucita con cura e ornata da bottoncini dorati, con il fazzoletto nero stretto attorno al collo. La folta barba brizzolata e i capelli, che cominciano a mancare sulla sommità della testa, indicano, indubbiamente l'età, relativamente avanzata, ma lo sguardo è vivace e fermo e le mani, che, ahimè, poggiano sul bastone, comunque belle e affusolate.

"A Garibaldi i senesi"

Giuseppe Garibaldi era morto da meno di una settimana (2 giugno 1882) quando il Consiglio Comunale di Siena prese la decisione di onorarlo dedicandogli un monumento equestre, da collocare al centro del passeggio più alla moda della città, ai Giardini della Lizza. In realtà quella della Lizza fu solo la destinazione finale del monumento, dopo varie iniziali proposte, fra le quali c'erano quelle di sistemarlo al centro del porticato della piccola Piazza Indipendenza, o in Piazza Tolomei, anch'essa troppo piccola, oppure alla Croce del Travaglio, dove addirittura, secondo la proposta dell'architetto Partini, si pensava di ridurre l'angolo tra via Banchi di Sopra e via Banchi di Sotto, demolendo qualche ingombrante fabbricato.

Nel 1889 ancora si discuteva su dove mettere la statua per Garibaldi e se ne discusse ancora, fino al 1891, quando si optò definitivamente per i giardini cittadini e si affidò l'incarico per la sua realizzazione allo scultore Raffaele Romanelli, già autore di un altro monumento risorgimentale, quello in ricordo dei caduti di Curtatone e Montanara per l'atrio dell'Università. L'imponente monumento equestre in bronzo, posto su un basamento in travertino, fu inaugurato il 20 settembre del 1896.

Fra i vari festeggiamenti per l'evento fu deciso di inserire anche un palio straordinario da corrersi il 22 settembre seguente. In realtà il palio si corse il giorno dopo, il 23, a causa delle piogge insistenti che misero fuori uso la pista per il 22 e, ancora a causa del tempo minaccioso, si decise di correre all'ora di pranzo, anticipando la corsa alle 13. Il palio straordinario dedicato al Monumento di Garibaldi fu vinto dall'Istrice, con il fantino Celso Cianchi detto Montieri.

Pagherò

La Banca Monte dei Paschi conserva, esposto nel proprio archivio storico, un curioso ed interessante ricordo garibaldino. Si tratta di una lettera autografa, datata al 26 novembre 1875, che il Generale inviò all'Esattore romano della banca che reclamava il pagamento delle tasse. La risposta di Garibaldi, essenziale e deciso, come il suo stile, fu sintetica:

"Gentile esattore mi trovo nell'impossibilità di pagare imposte.
Giuseppe Garibaldi."

Il who's who dei garibaldini senesi

78 toscani presero parte alla spedizione dei Mille, al seguito di Giuseppe Garibaldi, tra questi almeno 10 erano cittadini senesi. Questi i loro nomi, elencati sulla "Gazzetta del Regno d'Italia" del 12 novembre 1878: Bartolomeo Armellini, Montepulciano, fruttaiolo; Zelindo Ascani, Montepulciano, falegname; Venanzio Camici, Colle Val d'Elsa, caffettiere; Augusto Magneschi, Siena; Gerolamo Marghieri, Sarteano; Leopoldo Meschini, Sarteano, fornaciaio; Giuseppe Migliacci, Montepulciano, bachicoltore; Palmiro Palmieri, Montalcino, Giovanni Sartini, Siena, calzolaio; Crispino Cavallini, Siena, fornaio; Luciano Raveggi, Orbetello (ma residente a Siena), pastaio: Giuseppe Soligo, Radicofani.

Il Cavallini abitava in Salicotto, dove una lapide al numero civico 102, ricorda che "cadde combattendo nel convento dei benedettini a Palermo il 29 maggio 1860", nello stesso giorno in cui, nello stesso luogo, morì anche il Cavallini. Si salvò invece Giuseppe Sartini il quale, appena ventenne, aveva seguito Garibaldi imbarcandosi a Talamone per la Sicilia. La lapide posta sulla casa ove era nato, in via di Valdimontone n. 11, ricorda che morì nel 1914. Il Museo Civico del Comune di Siena conserva poi, la foto, la camicia rossa e altri oggetti appartenuti a Luciano Raveggi.

A testimonianza di come la memoria dei fatti e degli eventi legati a Garibaldi e al Risorgimento sia ancora viva nella memoria nazionale e locale, il bruscello che nel 1961 Montepulciano dedicò al concittadino Zelindo Ascani, dal titolo "Zelindo il Garibaldino".