Curiosità: Il Palio e le contrade

In camicia rossa al Palio

Garibaldi, nel 1867, arrivò a Siena in tempo di Palio. Il 12 di agosto, dopo il banchetto all'Accademia dei Rozzi, "giunse l'ora della corsa in piazza Vittorio Emanuele e si levarono le mense"; il Generale ebbe l'onore di assistere alla prova del pomeriggio dalla terrazza del Circolo degli Uniti, onore che certamente ricambio facendo bella mostra di sé, dalla terrazza più centrale della Piazza, con indosso una delle sue belle e famose camicie rosse. Il 15 si corse il Palio e il Generale si affaccio, di nuovo, al balcone degli Uniti, per assistere alla corsa. Dai verbali dei carabinieri si sa che una delle contrade più applaudite fu quella della Torre, così acclamata per il colore rosso dei costumi e delle bandiere.

Al passaggio sotto il balcone dove si trovava Garibaldi l'alfiere della contrada gli rivolse, ricambiato, un saluto particolare.

Il palio della Lupa

Per onorare il soggiorno senese di Garibaldi (11-16 agosto 1867) le autorità cittadine decisero, addirittura, di anticipare di un giorno il Palio di agosto, per permettere a Garibaldi di presenziarvi, correndo il 15 anziché il 16. Vinse la contrada della Lupa, dopo una corsa abbastanza lottata, ma senza storia. Scapparono dai canapi in quattro contrade, Lupa, Montone, Pantera e Selva, ma il Montone cadde al primo San Martino e la Selva, che al secondo giro aveva raggiunto la Lupa, fu tenuta dietro a suon di nerbate dal fantino Bachicche. Per lui fu "il cappotto", cioè il secondo palio vinto consecutivamente in quell'anno, dato che aveva vinto anche il Palio di Luglio per i colori del Nicchio. La Lupa invece non vinceva dal 2 luglio 1854. La contrada custodisce nel proprio museo, oltre al drappellone conquistato, anche una bella bacheca lignea, riccamente decorata, all'interno della quale è esposta la foto con dedica che Garibaldi autografò al fantino vittorioso.

La vittoria della Lupa, contrada che reca nel proprio emblema una lupa con i gemelli di romana memoria, fu interpretata dal Generale come un buon auspicio per la conquista di Roma. Augurio al quale allude anche la didascalia della bacheca lupaiola: "Perché il patriottico augurio / onde l'eroe popolare / il decimo sesto d'agosto del MDCCCLXVII / rispondendo all'entusiasmo della contrada / elevò il pensiero al vicino trionfo di Roma / non andasse oblato / per lontananza di tempo". Il rapporto della contrada con Garibaldi ebbe altri sviluppi.

La Società di mutuo soccorso della Lupa, nel 1879, nomino il Generale presidente onorario e lui accettò con piacere, come riporta la lettera di risposta inviata da caprera e conservata nel museo della contrada. Nel 1907, in occasione del centenario della nascita, la Lupa omaggiò di nuovo Garibaldi, dedicandogli la cornice del palio vinto nel 1867, che reca intagliata, sulla sommità, una sua effige.

I drappelloni al cinquantennale

Nel 1911 l'Italia festeggiò i primi cinquanta anni dalla creazione dell'Italia unita. In coincidenza con questo importante anniversario dell'ancora giovane paese, Roma ospitò l'Esposizione Universale di Valle Giulia e una grande mostra ''etnografica'' delle tradizioni delle regioni d'Italia, alla quale furono esposti i drappelloni dipinti per i due palii di quell'anno: quello di Luglio vinto dalla Chiocciola, dipinto da Eraldo Giannettoni, e quello di Agosto, vinto dal Drago, dipinto da Aldo Piantini.

La "Sala del Risorgimento" ocaiola

La contrada dell'Oca, con il suo "tricolore", era molto popolare nel periodo del risorgimento italiano ed è stata molto festeggiata. Nel ricco ed elegante museo della contrada è stata addirittura dedicata una saletta ai cimeli, ai ricordi e alle testimonianze di quel periodo. Ci sono i due drappelloni vinti rispettivamente per il palio del 21 ottobre 1849, corso per "recuperare" quello non effettuato il 2 luglio dell'anno precedente per lo scoppio della I Guerra di Indipendenza, e per il palio del 4 luglio 1858. Accanto ai palii sono conservati i due "cavallini" relativi, cioè i piccoli dipinti commemorativi che illustrano le fasi principali della corsa, come era in uso nell'Ottocento e all'inizio del Novecento. Oltre all'elmo del Duce, unico pezzo rimasto del rinnovo dei costumi del 1876-1879, sono esposti tre giubbetti del fantino. Il meglio conservato, per i colori ancora molto vivaci, è quello indossato dal fantino "Leggerino" per vincere i due palii del 1881 (2 luglio) e del 1885 (16 agosto). Più curioso è l'altro che reca il rosa al posto del rosso; sappiamo che fu indossato dal 1849 al 1859, periodo nel quale, il governo di Pietro Leopoldo II di Lorena impose di sostituire il rosa al rosso, onde evitare una troppo smaccata assonanza dei colori della contrada con quelli del tricolore di chi voleva l'Italia unita. Il terzo fu indossato dal fantino "Piccino" quando vinse il palio del 16 agosto 1846. I colori sono andati quasi del tutto perduti, ma la particolarità sta in un fatto di cronaca paliesca, scritto a inchiostro, su una parte del retro del giubbetto. La scritta, oggi poco leggibile, si riferisce della vittoria del 16 agosto ma sopratutto, e con dovizia di particolari, a ciò che era successo per il palio malamente perso, dall'Oca, il 2 di luglio precedente e vinto della Civetta.

Politica e colori

E' noto come, in politica, frequentemente un colore piuttosto che un altro denotino l'appartenenza o l'adesione ad una fazione, un partito, un movimento, così come ad uno stato. A Siena i colori, automaticamente, indicano le contrade. In pieno periodo risorgimentale ecco che i colori di alcune contrade assunsero, tuttavia, anche connotati politici. E' noto, infatti, come l'Oca, con il suo tris di verde, bianco e rosso, fosse molto amata in epoca preunitaria dai fautori dell'Unità d'Italia, non ostante che Pietro Leopoldo avesse dato ordine di mutare il rosso dello stemma e della bandiera in rosa. Vedere l'Oca prima la bandierina, con il suo "tricolore", accendeva gli animi unitari di buoni presagi. All'opposto, era malvista la Tartuca, al tempo gialla e nera, con i colori dell'odiata Austria; tanto che nel 1858 dovette cambiare il nero con il blu turchino, per non incorrere ogni volta negli strali e nell'ostilità del popolo. L'Aquila,con la sua aquila bicipite, che si dice concessa da Carlo V in persona, non ha mai abbandonato l'altisonante emblema e i colori, giallo e nero, ma, per tutto il periodo Risorgimentale, ogni volta che entrava in Piazza, per il chiaro richiamo all'impero austro-ungarico, è stata accolta da sonori fischi. La rossa Torre, ma in realtà è bordeaux, contrada popolare per eccellenza, fu subito amata e ammirata da Garibaldi, allorché assistette al palio del 15 agosto 1867 in suo onore. Si dice che la comparsa della contrada, fu molto applaudita dal popolo durante il corteo storico e che quando gli alfieri arrivarono sotto alla terrazza degli Uniti, dove si trovava il Generale, ci furono aperti scambi di saluti da ambo le parti. Garibaldi gradì l'omaggio e i torraioli non si tirarono indietro, insomma!

Al passo della Diana

Ancora oggi, nella passeggiata storica, i tamburini con tamburi di foggia militare suonano, con alcune modifiche, il passo della Diana.

Nel 1847 la marcia di avvicinamento a quello che diverrà il campo di battagli di Curtatone e Montanara, da parte degli studenti e professori senesi del battaglione universitario, era scandita dal suono di tamburi e due tamburini furono incaricati di insegnare ad altrettanti studenti, Giuseppe Leri ed Egisto Manetti, i 'passi' corrispondenti ai diversi ordini. La sveglia veniva data con "la Diana", ovvero uno dei tempi di marcia adottato dalle Contrade nel corteo storico.

Palii più o meno "straordinari"

E’ noto come, non di rado, anche il palio sia stato suggestionato, nel corso dell’Ottocento, dai fatti e dagli eventi risorgimentali. Per alcuni di questi avvenimenti sono stati fatti palii straordinari, oppure anticipate o posticipate le date canoniche della corsa.

21 ottobre 1849 – Questo palio, fu corso per “recuperare” la mancata corsa del 2 luglio dell’anno precedente, il 1848, non disputata in seguito alla decisione cittadina di devolvere ai soldati, che prendevano parte alla I guerra di Indipendenza, la somma  di 420 lire, destinata al vincitore del palio. Il palio fu, inoltre, dedicato all’inaugurazione della nuova strada ferrata Siena- Empoli, cogliendo anche l’occasione per festeggiare il ritorno del granduca Lepoldo II e della sua famiglia a Siena, dopo la forzata assenza dalla Toscana per gli avvenimenti politici del momento.
Il palio fu vinto dall’Oca.

27 aprile 1860 – Il palio, vinto dall’Onda, fu dedicato alla visita in città di Vittorio Emanuele II. In questa occasione fu fatto un grande ricevimento alla stazione e collocato un arco trionfale a S. Petronilla. Il palazzo reale fu addobbato con bandiere, arazzi, ghirlande e iscrizioni e la sera ci fu un grande rinfresco a Palazzo Pubblico. Il palio doveva essere corso il 26, giorno dell’arrivo del re, ma fu rimandato per la pioggia, e così fu corso il 27, alle 8,30 della mattina, per dare modo al re di ripartire intorno alle 10. Riportano le cronache che fu un brutto palio, con molte cadute a causa del fango della pista. Il re rimase, però, contento e donò 200 lire al fantino vincitore e 300 da dividere tra gli altri fantini.

2 giugno 1861 – Per festeggiare lo Statuto del Regno, da commemorare la prima domenica di Giugno, fu deciso di anticipare di un mese il palio del 2 luglio di quell’anno. Il palio fu vinto dall’Oca. La mattina del palio ai giardini della Lizza fu allestito un grande padiglione per una messa solenne, con l’intervento delle maggiori autorità cittadine e delle contrade. La cerimonia si concluse con una parata militare della Guardia Nazionale e del Granatieri e con l’assegnazione, in Piazza del Campo, di 25 doti ad altrettante fanciulle, estratte a sorte. Dopo la corsa del palio fu illuminata tutta la Piazza, innalzati globi aerostatici e dato fuoco ad una macchina pirotecnica.

1 giugno 1862 – Nel I anniversario dello Statuto del Regno per consentire all’amministrazione comunale di festeggiare la ricorrenza, risparmiando sui costi di un palio straordinario, si anticipò di nuovo il palio del 2 luglio. Fu un palio piuttosto disastrato. La Tartuca, infatti, che voleva vincere in tutti i modi, forzò malamente la mossa facendo cadere il proprio cavallo e quello della Lupa, che morì in pista, mentre quello della Tartuca morì il giorno seguente. Ci furono grossi disordini tra il popolo, tanto da costringere un granatiere a spianare il fucile sulla gente, aumentando la confusione. Fatto sta che il palio fu rimandato al giorno dopo e corso da 8 contrade. Vinse l’Istrice.
I senesi, inoltre, non vedendo di buon occhio che venisse soppresso il palio di luglio, in favore della festa di giugno, chiesero e ottennero che fosse ripristinato.