Val di Chiana

Cetona

Cetona 1849; 1867
Uscito da Roma il 3 luglio 1849, dopo quattordici giorni di marcia, Garibaldi entrò in Toscana facendo tappa a Cetona. Qui fu ospitato dal gonfaloniere Rodolfo Gigli e grande fu l’accoglienza manifestata a lui ed Anita da tutto il paese (a lei le donne cucirono un abito in dono).

A Cetona tornerà nel 1867, atteso dallo stesso sindaco Pietro Terrosi, che gli mostra la sdrucita bandiera tricolore che Garibaldi, nella precedente visita, gli aveva consegnato di persona perché la custodisse come un pegno di riscossa. Allora Garibaldi esclamò che quella bandiera sarebbe rientrata presto a Roma per la stessa porta da cui era uscita.

Sarteano

Sarteano, 1849
Rientrato da Roma e dopo la sosta a Cetona, Garibaldi prosegue per Sarteano accampandosi nella zona del Monte Renaio. Anita, febbricitante, alloggiò in un vicino podere

Sarteano 1867
Il 28 agosto, nuovamente a Sarteano, Garibaldi riceve una accoglienza trionfale. Alloggia in casa del dottor Gabriello Frontini, capitano della Guardia Nazionale; terrà numerosi discorsi, dal balcone di casa Frontini, in Piazza, al Teatro degli Arrischianti.

Montepulciano

Montepulciano, 1849
Il 19 luglio Garibaldi attraversa Chianciano e giunge a Montepulciano, dove pubblicherà l’appello rivolto ai Toscani che conclude con “Fuori gli stranieri, fuori i traditori!”.

Montepulciano, 1867
Nella successiva visita del 24 agosto 1867, arriverà in tarda serata alla stazione di Salarco (l’odierna Montepulciano Scalo) e salirà a Montepulciano ospite di Ferdinando Angelotti, figlio dell’ex sindaco Goffredo: inciterà i poliziani al grido: “Roma è nostra e l’avremo”. Tre giorni dopo parte alla volta di Chiusi, ospite del sindaco Pietro Ottieri della Ciaja.

Sinalunga

Sinalunga, 1867
Il 23 settembre  1867 a , alle prime luci dell’alba, fu arrestato Garibaldi, rientrato in Italia di ritorno dal Congresso della Pace di Ginevra. Il Generale si era fermato a Sinalunga, nell’ennesimo tentativo di avvicinarsi allo Stato Pontificio per cercare di ricongiungere Roma al Regno d’Italia, benché quasi tutti i maggiori rivoluzionari, compreso Mazzini, cercassero di dissuaderlo dall'impresa. Il governo italiano, costretto da minacce francesi, aveva dato ordine di arrestare Garibaldi, benché fosse deputato e la polizia seguiva, passo passo, i suoi spostamenti. Ad Arezzo l'accoglienza entusiasta del popolo aveva impedito l'arresto, ma a Sinalunga, che era un piccolo borgo, l'esercito regolare lo catturò, portandolo poi alla stazione tra le consuete manifestazioni popolari di consenso e simpatia, per trasferirlo nella fortezza di Alessandria.  
Nelle sue memorie Garibaldi, così ricorderà questo episodio: “Io avevo però fato i conti senza l’oste: ed una bella notte, giunto a Sinalunga, ove fui gentilmente accolto ed ospitato, venni arrestato per ordine del governo italiano e condotto nella cittadella di Alessandria”.

Chiusi

Chiusi, 1867
Domenica 25 settembre 1867 Garibaldi giunse a Chiusi, da Montepulciano, accolto dal sindaco Pietro Ottieri della Ciaja. A Chiusi Garibaldi fece onore alla storia etrusca del luogo, sappiamo che visitò la catacomba di Santa Mustiola e i reperti etruschi della casa – museo del capitano Mauro Paolozzi.
Ricevette anche preziosi regali in tema con la visita, fra i quali due vasi etruschi, una moneta antica dal canonico Brogi e altri oggetti “di etrusca antichità” da privati cittadini.

Chianciano

Chianciano, 1849; 1867
A Chianciano il passaggio di Garibaldi è commemorato in una lapide in bronzo, posta nella strada principale del borgo vecchio. Vi transitò due volte, in occasione dei suoi passaggi in terra senese.
Nel 1849 Garibaldi passò da Chianciano tornando da Roma, dove sul Gianicolo aveva combattuto per la repubblica, “non vinto da nemici cui fu valore il nuocere”.
Vi fece ritorno alla fine di agosto del 1867, il 29. Passò l’intera giornata tra manifestazioni di giubilo e i consueti proclami, allargando, questa volta, il discorso sulla situazione internazionale con particolare riferimento al trionfo dei liberali in Messico e ai successi della rivoluzione spagnola. “Ammirato e vindice della libertà”, come cita la lapide ricordata.

Torrita di Siena

Torrita di Siena, 1849
Chissà come si sarà sentito e cosa avrà pensato Martino Soldati, giovinetto di Torrita, quando, solo per essere andato a Montepulciano per vedere da vicino il mitico Garibaldi, di passaggio nella cittadina poliziana, si ritrovò a guidare la legione dei garibaldini per la via verso Torrita, indicando loro la strada per accamparsi, lungo la strada per Sinalunga.
Era il 20 luglio del 1849 e Garibaldi, come rammenta la lapide apposta nell’atrio del Comune, “ebbe in questi luoghi brevi attimi di riposo per Anita per e i suoi fedelissimi mentre cinque eserciti stranieri da 20 giorni non gli davano tregua”.
Garibaldi si stava ritirando da Roma, diretto verso Venezia, e Anita era con lui, vestita da uomo, con i capelli corti ma incinta di cinque mesi, con loro, poche migliaia di uomini.
Il 4 agosto, pochi giorni dopo la sosta di Torrita, sulla costa dell’Adriatico, Anita morì.