Crete - Val d'Arbia

Rapolano

La ferita riportata nella battaglia di Aspromonte aveva lasciato noiosi postumi a Giuseppe Garibaldi che, nel suo viaggio toscano, decise di prendersi qualche giorno ai Bagni Caldi delle terme di Rapolano.
Durarono una ventina di giorni le cure termali, intramezzate da spostamenti fra Firenze, Siena e l’Umbria.
Arrivò, in treno, a Rapolano il 13 agosto 1867, poi tornò a Siena, per assistere al palio, anticipato di un giorno in suo onore, e fece di nuovo ritorno alle terme.

Nel suo soggiorno rapolanese Garibaldi soggiornò al Podere Santa Cecilia, ospite del conte Pietro Leopoldo Buonisegni e la permanenza presso la villa fu sicuramente piacevole. Tutt’ora vi si conserva il manoscritto di un famoso inno scritto, o forse revisionato, in loco, il cosiddetto Inno Romano, datato al 18 agosto 1867. Un inno per scuotere i romani ed incitarli alla rivolta, solo cinque strofe ma piene di ardore e di passione, segnate dalle parole del ritornello: “Marceremo! Scenderemo! / Verso i colli alla vendetta! / Dei chercati orrenda setta / Roma nostra a liberar.”

Le acque delle terme ebbero effetto, tanto da far scrivere a Garibaldi: “I bagni di Rapolano mi hanno tolto un resto d’incomodo al piede sinistro e l’effetto ne fu istantaneo […]”. Tanto che, come riporta un giornale locale del tempo, la mattina del 21, cioè dopo pochi giorni dall’inizio della cura, il Generale poté passeggiare senza incomodo “per interi cinque quarti d’ora” nella stazione di Rapolano.