Città di Siena

Giardini della Lizza

Nel 1847, ai giardini della Lizza, un gruppo di giovani si riunì intonando canti patriottici. I canti provocarono la reazione delle guardie granducali che spararono uccidendo lo studente di medicina, Ludovico Petronici, già noto alla polizia come liberale. Gli studenti avevano già avuto a che ridire con le forze dell’ordine nel corso della serata, quando erano stati ripresi alla Corce del Travaglio perché cantavano, dopo una cena all’osteria. Incontrandosi poi di nuovo con le guardie, che nel frattempo erano andate a chiamare rinforzi, lo scontro fu fatale. Ferito dalla sciabola di un carabiniere, Petronici morì il 30 luglio e la popolazione senese lo considerò una povera vittima innocente dei soprusi polizieschi, intervenendo in massa ai solenni funerali pagati con le offerte dei cittadini

Garibaldi giunge a Siena

L’11 agosto 1867, su invito di una delegazione senese che lo aveva incontrato a Empoli il 21 luglio, Garibaldi giunge a Siena. Dopo non poche polemiche sorte in città riguardo al luogo dove avrebbe soggiornato, si fermò all’albergo dell’Aquila Nera, situato dove si trova l’attuale Galleria Odeon, sulla via Banchi di Sopra, accompagnato dalla figlia e dal genero. Pare avesse scelto lui stesso di fermarsi in albergo in seguito ai contrasti, nati attorno al desiderio di molti, che dimorasse presso quello che era stato il Palazzo Granducale in piazza del Duomo, poi divenuto della Provincia; né il prefetto, né il ministro dell’Interno si mostrarono favorevoli alla proposta e lui, avendolo forse saputo, nella lettera che annunciava il suo arrivo specificò: “e mi permetterete di alloggiare ove mi piace.”
Arrivato alla stazione, era stato accolto dal suono di Sunto, il Campanone delle Torre del Mangia, e accompagnato da un corteo festoso fino all’albergo; da una finestra del quale incitò e ringraziò i suoi sostenitori.

Morte di Vittorio Emanuele II

Vittorio Emanuele II di Savoia, il primo re dell’Italia unita, morì a Roma nel 1878.
Nel 1881, a Siena, riprendendo l’antica usanza di celebrare importanti avvenimenti civili o politici sulle pareti del Palazzo Pubblico, si decise di onorare la morte del re, illustrando gli avvenimenti principali che ne avevano segnato la vita, con un ciclo di affreschi.
L'impresa della decorazione, di quella che fu poi denominata ”Sala del Risorgimento”, sorta dove si trovava la Sala delle udienze del Podestà comunale, fu affidata ai più importanti artisti senesi contemporanei. Il progetto, in realtà, con l’omaggio al Risorgimento e all’Unità d’Italia, aveva anche l’intento dichiarato di celebrare la moderna scuola pittorica senese creata da Luigi Mussini, al quale fu affidato il coordinamento dell’impresa. All’esecuzione delle pitture (1886-1888) Mussini chiamò a partecipare i suoi più stretti collaboratori e allievi.
 Le grandi scene, illustrate nel registro superiore delle pareti, ripropongono episodi del Risorgimento che hanno avuto come protagonista il re: Vittorio Emanuele incontra il Generale Radetsky a Vignale  e L’incontro del Re con Giuseppe Garibaldi a Teano furono dipinti da Pietro Aldi, la Battaglia di San Martino e la Battaglia di Palestro, decisive per le sorti della seconda guerra di Indipendenza, da Amos Cassioli; spettano a Cesare Maccari Vittorio Emanuele II riceve a Firenze il plebiscito dei romani, ambientata nella sala del trono di Palazzo Pitti, e il Trasporto della salma di Vittorio Emanuele II al Pantheon.  Nella volta, quasi ad elevare emotivamente il tono didascalico e storico degli affreschi delle pareti, furono dipinti soggetti allegorici relativi all’Unità d’Italia. Al centro, entro un grande medaglione circolare, troneggia l’Allegoria dell’Italia Unita (A. Franchi), gli ornati di gusto rinascimentale, un chiaro richiamo alle raffaellesche, furono curati da Giorgio Bandini, nei peducci furono, invece, raffigurate (A. Franchi, R. Meacci, A. Luigi Ridolfi, G. Marinelli), sempre sotto forma allegorica, tutte le regioni in cui era stato diviso il giovane stato.
La sala ospita anche due vetrine con cimeli risorgimentali, tra cui la divisa che il re aveva indossato alla battaglia di San Martino e che lui stesso aveva donato a Luigi Mussini, per ringraziarlo del ritratto che gli aveva fatto. La divisa è custodita in una teca lignea intagliata, fatta appositamente, ed eseguita da Pietro Giusti.

Piazza Indipendenza

Nello spazio che, dalla fine dell’Ottocento, è occupato da Piazza Indipendenza, nel centro di Siena, si trovava l’antica chiesa di San Pellegrino abbattuta dopo le soppressioni di fine Settecento. Nel 1879, intitolata la nuova piazza, vi fu collocata la statua ai Caduti della libertà scolpita dallo scultore Tito Sarrocchi, poi spostata nei giardini pubblici del quartiere di San Prospero, vicino alla Fortezza Medicea. Nel 1887, su progetto dell’architetto Vestri, vi fu innalzata anche la loggia, a tre arcate.

La Barriera di San Lorenzo

Con la costruzione della ferrovia, fu abbattuto un breve tratto delle mura medioevali, per consentire ai cittadini di raggiungere la strada ferrata, la cui stazione fu edificata al di fuori della Barriera San Lorenzo. Per favorire il transito dei mezzi commerciali, nel 1848 la strada era stata allargata e resa più pianeggiante. Alla Barriera fu realizzato un casotto del dazio, dove si incassavano le tasse per l’introduzione di merci in città. La Barriera, dotata di una lunga cancellata in ferro, rimaneva chiusa di notte.

Il treno in stazione

Con l’arrivo del treno, giunse a Siena la modernità. Per andare a Firenze, si impiegavano 3-4 ore contro le precedenti 8 ore della diligenza. Viaggiatori, merci e idee cominciarono a viaggiare con la forza del vapore. Inoltre arrivò a Siena l’industria meccanica, con le officine di riparazione del materiale ferroviario, che rappresentarono allora e per il mezzo secolo successivo la maggiore fabbrica cittadina. Siena a inizio Novecento si poteva definire una “città ferroviaria”, perché il maggiore datore di lavoro era la ferrovia, con conseguenze visibili non solo dal punto di vista economico e sociale ma anche sul piano politico. Se inizialmente gli operai delle ferrovia erano stati filo-granducali, in seguito i ferrovieri furono i promotori del sindacato e del partito socialista, edificando la Casa del popolo della città in via Pianigiani, fino all’elezione del primo deputato socialista del collegio nel 1909.