Personaggi famosi

Giuseppe Baldini detto Ciaramella

Giuseppe Baldini detto Ciaramella. Popolano senese, appassionato sostenitore della Contrada della Tartuca e proprietario di una filanda, risiedeva nella Villa dell’Ascarello presso Ponte a Bozzone.
Fu colonnello nell’esercito dei Mille e amico fraterno di Garibaldi, che lo visitò durante la sua sosta a Siena del 1867.

Luciano Banchi

(1837 – 1887)

Luciano Banchi, figlio di Luigi, direttore di uffici postali, giunse a Siena nel 1848, all'età di 11 anni. Morto il padre nel 1850, la famiglia Banchi si trovò in uno stato di grande indigenza. Ciò nonostante la vedova riuscì a far condurre studi regolari al figlio affidandone l'istruzione ai padri scolopi del Collegio Tolomei.

Iscrittosi nel 1854 al corso di notariato presso l'Università senese, Luciano Banchi ebbe modo di approfondire gli studi nell'ambito giuridico. Di simpatie liberali, egli venne in questi anni a far parte di una piccola società di studenti universitari che univano ideali risorgimentali a pretese di composizione letteraria (gli "Amici callofili") e in quel contesto scrisse, tra l'altro, un dramma ("Giovacchino Murat") di cui nel 1857 la polizia proibì la rappresentazione. Collaborò al periodico locale "Indicatore senese", ricorrendo anche all'anagramma Labano Cinuchi, con articoli talora rivelatori di posizioni rivoluzionarie. Dopo aver partecipato, nel 1865, alla costituzione di un unico gruppo liberale in funzione anticlericale, nel 1867 fu protagonista di una scissione della parte progressista del partito, in netta opposizione con l'ala conservatrice.

In questi anni divenne direttore reggente dell'Archivio, carica che ricoprirà dal 1865 al 1887. Parallelamente Luciano Banchi svolse un intenso lavoro in ambito politico e cittadino, ricoprendo anche l’incarico di sindaco di Siena per vari mandati, nell’amministrazione civica postunitaria.

Giuseppe Bandi

(Gavorrano, Grosseto, 1834 – Livorno, 1894)

Alla fine degli anni ’40 dell’Ottocento, a Siena, il numero degli studenti politicizzati era in continua crescita e tra di loro primeggiava per la particolare irrequietezza Giuseppe Bandi, futuro garibaldino più volte segnalato alle autorità per intrattenere rapporti con “pregiudicati politici”.
Fra le segnalazioni che lo riguardano, è curiosa una Informazione presentata al provveditore il 15 maggio 1855 per denunciare alcuni studenti, capeggiati, appunto, dal Bandi, che la sera precedente passando da via Diacceto avevano intonato l’aria del secondo atto della Norma di Vincenzo Bellini “Attendiam, un breve inciampo / Non ci turbi non ci arresti, / E in silenzio il cor si appresti, / La grand’opra a consumar”. Brano ritenuto sovversivo in quanto gli studenti cantando “l’opra a consumar”, cioè l’opera da completare, alludevano alla liberazione dell’Italia dagli stranieri.

Dopo essersi laureato in Giurisprudenza nel 1856, studiando anche con GiovanBattista Giorgini e Tommaso Pendola, condusse poi la sua vita “con la spada  e con la penna”. Fu tra i maggiori collaboratori di Giuseppe Garibaldi nell’impresa dei Mille, autore di una sua celebre e suggestiva ricostruzione (pubblicata postuma) e attivo anche in altri episodi della vicenda risorgimentale.

Già mazziniano e poi monarchico, restò fedele al garibaldinismo diventando un personaggio pubblico in Toscana e candidato alle elezioni politiche anche a Siena. Primo direttore della «Gazzetta di Livorno» e fondatore del «Telegrafo» negli anni ’70, si spostò su posizioni sempre più conservatrici e venne ucciso per mano anarchica.

Policarpo Bandini

(Siena, 1801-1874)

Policarpo Bandini. Figlio di un farmacista, frequentò inoltre i corsi di Scienze fisiche, matematiche e naturali all'Università di Siena, dove iniziò a seguire le idee liberali.

Nel 1832 fu arrestato per il suo attivismo politico e rinchiuso in carcere a Volterra, dove strinse contatti con gli ambienti liberali livornesi e fiorentini. In seguito operò in diversi campi non solo imprenditoriali: da ricordare la sua attività per l'istituzione di scuole infantili per bambini da 5 a 9 anni e soprattutto il suo ruolo, come responsabile per la parte finanziara, nel progetto della ferrovia di Pianigiani, per il quale reperì i capitali necessari all'impresa. Fu eletto deputato alla Camera del Regno d'Italia.

Mario Bernini detto Bachicche

Mario Bernini detto Bachicche. La prima vittoria di Bachicche fu pagata a caro prezzo: dalla Tartuca in senso materiale, giacché aveva comprato tutti i fantini, e da lui in senso morale, poiché passò per traditore degli ideali del Risorgimento.

La Tartuca non vinceva da 18 anni, durante i quali, per la comunanza dei suoi colori dell'epoca, giallo e nero, con quelli dell'odiata insegna asburgica, aveva subito l'ostracismo dei patrioti, manifestato in molti episodi di Palio, alcuni anche clamorosi. In occasione di quel Palio, tutti i fantini ed in particolare Stoccolungo, fantino della Chiocciola che, attardato di un giro, fece soltanto finta di contrastare Bachicche, lasciandolo di fatto passare, dimostrarono di essersi venduti alla Tartuca, disprezzando l'amor di patria.

Bachicche, oltrepassato da vincitore il bandierino, fu dai gendarmi a stento sottratto alla indignata furia del popolo, che non tollerava nemmeno per simboli la vittoria austriaca e che chiese addirittura con un pretesto la ripetizione della corsa. Maggiore soddisfazione ebbe dalla vittoria riportata nella Lupa il 15 agosto 1867 quando Giuseppe Garibaldi, presente al Palio e lieto del buon auspicio per la conquista di Roma, gli fece omaggio di una sua fotografia, scattata presso lo studio di Paolo Lombardi, con la seguente dedica: "A Mario Bernini campione della Lupa vittoriosa, augurio della vittoria di Roma, Giuseppe Garibaldi".

Questa foto fu in seguito venduta dal fantino, in ristrettezze economiche, alla Contrada della Lupa che la conserva ancora nella propria sede.

Giovanni Caselli

(Siena, 1801-1874)

Giovanni Caselli. Abate e inventore senese al quale si deve l’invenzione del pantelegrafo (1856), considerato il precursore del moderno fax. L’etimologia stessa della parola che nasce dall’unione di pantograph (mezzo che copia e disegna immagini) con telegraph (che invia messaggi attraverso una linea) spiega il funzionamento di questo, al tempo, rivoluzionario, dispositivo di comunicazione in grado di trasmettere immagini statiche.

L’abate Caselli ricevette l’omaggio di Garibaldi, nella visita senese del 1867, quando, nel corso di un banchetto presso l’Accademia dei Rozzi, questi si rivolse al sacerdote-inventore rendendogli onore con un brindisi a lui indirizzato.